YOU ARE THE PAST VERSION OF YOUR FUTURE SELF.

 

Sei la versione passata del te stesso del futuro.

Quello che ho notato negli anni è che la tradizionale visione lineare del tempo non aiuta. Non aiuta perché ti dà l’idea che il tempo sia infinito, che sia immutabile, un’immutabile retta con una freccina verso chissà dove.

E’ una visione rigida, che cozza con la realtà fluida in cui viviamo, fatta di un tempo relativo e altrettanto fluido. Non è che un’approssimazione fatta per la nostra routine quotidiana, laddove sappiamo che tempo e spazio non funzionano come ci raccontavamo.

Realizzare ciò aiuta a rivedere anche la nostra nozione di tempo interiore. Siamo la versione futura del nostro passato e la versione passata del nostro futuro. E il presente è l’istante stesso in cui stai pensando a ciò, quel liminem tra il te passato e il te futuro.

Pensarti in questo modo deassolutizza la tua identità. Tu non sei tu perchè sei fatto così, tu sei tu per via del tuo passato.

E sarai in base a come tu sei ora.

E ciò è di una potenza assoluta. Ti mette in contatto con il tuo io futuro, ti permette di immaginarlo e di avvicinarti a lui ogni giorno di più.

Fino a che in un entanglement tra voi, non vi fondete e diventate la stessa persona. Sei diventato il tuo io futuro, sei diventato il te stesso che volevi diventare.

E ciò che vi ha connesso sono le azioni che in ogni momento hai compiuto.

In ogni momento hai il potere di diventare chi vuoi.

Come? Chiedilo a lui, cioè a te.

 

 

SE STESSI

Questo non è un sermone. E’ qualche riga buttata in un pomeriggio domenicale. La voglia di tornare a battere sulla tastiera era troppa.

Non mi riesce. Non mi riesce di vivere la quotidianità senza pormi domande e obiettivi sul futuro. Non riesco ad alzarmi e a vivere come un robot.

Sono ossessionato dal tempo, che ho avuto e che ho. Non mi riesce di stare a far nulla, di spegnere il cervello per ore e ore. Ogni giorno mi alzo e penso a questa cosa chiamata vita. Al non senso che ci circonda, che ha dannatamente e meravigliosamente senso.

Un non senso di fronte al quale le cazzate si sciolgono come neve al sole. E realizzi quanto è bello vivere. E quanto è importante esserne coscienti.

Questa meravigliosa esperienza va onorata. Per questo voglio il meglio. Da me stesso innanzitutto. Spesso voglio troppo. Ma preferisco troppo che niente.

Volere tanto da me stesso mi ha fatto fare passi da gigante. Mi ha fatto crescere e maturare, soprattutto mi ha fatto capire come sono. Mi ha fatto incazzare e preoccupare anche inutilmente.

Ho iniziato ad amare me stesso. Non ancora a sufficienza, ma per questo c’è tempo. E’ la chiave. Vuol dire conoscersi, per ciò che di buono e di cattivo che abbiamo e agire di conseguenza.

Agire, esattamente. Perché l’amore per se stessi va dimostrato, in tutto ciò che facciamo ogni giorno. Nei “no” e nei “si” che diciamo, nelle nostre decisioni, grandi e piccole. Questo voglio fare.

In questo mondo di mode e di media, stare soli fa paura. Ti senti sbagliato. Ma chi non sa stare solo con se stesso, non fa che scappare all’ineluttabile in cui si dovrà specchiare ogni mattino.

Stare soli vuol dire dedicare tempo a se stessi. Amare se stessi, facendoci ciò che ci fa bene. E il tempo passato in compagnia sarà per scelta e non per ripiego. Vorrei che fosse davvero sempre così: per gli altri e per me.

Ho deciso che questo posto sarà il mio luogo di espressione. Non sempre e solo motivazione, ma anche riflessione e digressione. La motivazione è nel mio DNA, quindi mai la potrò tralasciare. Fino al mio ultimo sospiro avrò la voglia di fare e migliorare.

Ma ogni tanto per motivare bisogna dare e avere un senso. Altrimenti saranno solo parole impilate ad altre nell’oceano del dimenticato.

Sono tornato.

RESILIENZA

/re·si·lièn·za/
sostantivo femminile
1.
Capacità di un materiale di assorbire un urto senza rompersi.
2.
In psicologia, la capacità di un individuo di affrontare e superare un evento traumatico o un periodo di difficoltà.
Resilienza è uno degli ingredienti del successo.
In un sola parola è riassunto un assetto mentale, un mindset vincente che qualsiasi campione fa suo e applica costantemente.
Chi è resiliente, innanzitutto sa che delle difficoltà lo aspettano, non si illude. E sa che se vuole puntare in alto, se non vuole accontentarsi, dovrà affrontare innumerevoli ostacoli.
Così, quando si butta nella mischia, quando inizia a muovere i primi passi, sa che di lì a poco, incorrerà in qualche trappola. Sa che inciamperà numerose volte. Sa che verrà preso per il culo da chi non capisce cosa stia facendo.
Di fronte a qualsiasi fallimento le persone di solito si abbattono, si disperano e traggono la conclusione che “non sono tagliate per quella cosa”, che “manca il talento”, manca “la conoscenza giusta”.
Il resiliente, dopo 3-4 fallimenti, anzichè maledirsi e tornare nella sua tana, persiste, assorbe l’urto e va avanti.
Sa che oltre quell’invalicabile muro della fatica, del dolore, della sofferenza vera si cela il tesoro che sta cercando. E’ così in qualsiasi ambito della vita: quando il 99,9% della gente molla, perchè è stanca, perchè è stufa, perchè tanto non ce la fa, perchè tanto c’è crisi, il
resiliente si guarda intorno e resta solo, davanti al suo tesoro.
Ce l’ha fatta. E gode come un pazzo.